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L’inaugurazione dell’anno accademico UniBO per la prima volta a Cesena

L’inaugurazione dell’anno accademico dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna si terrà venerdì 15 novembre, per la prima volta nella sua storia (e sono 932 anni di storia), proprio nella nostra Cesena. Il corteo rettorale sfilerà nella sede del Campus di Cesena con la cerimonia che si svolgerà nell’Aula Magna, intitolata proprio la settimana scorsa a Carmen Tura. Un evento straordinario in cui l’ospite d’onore sarà Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3, autore, conduttore radiofonico e sicuramente presenza gradita, che darà spazio e voce al mondo radiofonico, a cui Uniradio è inevitabilmente legata. Continua a leggere L’inaugurazione dell’anno accademico UniBO per la prima volta a Cesena

17 Novembre: Giornata Internazionale per il Diritto allo Studio

Oggi è una giornata importante per noi, per gli studenti di tutto il mondo. Oggi ancora di più bisogna riaffermare il diritto a un’istruzione libera, accessibile, multiculturale, universale. Finché non sarà così, è importante ricordarsi del 17 novembre, ogni anno, ogni giorno e ovunque ci troviamo.

Anche il 2015 è stato un anno di rivendicazione e di manifestazioni.

A ottobre gli studenti delle università sudafricane hanno protestato contro gli aumenti delle rette universitarie previsti per il 2016 e hanno ottenuto dal governo la cancellazione di questo provvedimento. I problemi delle università sudafricane non riguardano solo i costi, ma anche le strutture e la scarsa accessibilità. Si riscontra una sempre maggiore esigenza di istruzione superiore da parte dei giovani sudafricani, tuttavia non ci sono adeguati investimenti da parte dello Stato. Inoltre, la protesta di quest’autunno è stata molto importante perché ha riaffermato un’unione dei giovani nell’attivismo, ritrovando uno spazio di affermazione.

In Svezia, il 22 ottobre, un ragazzo di ventuno anni è entrato in una scuola, mascherato e armato di due coltelli, e ha ucciso due persone. “Motivi razzisti”. Così è stato descritto il movente di quest’azione. La scuola, infatti, è frequentata prevalentemente da ragazzi e ragazze “non svedesi”. Un gesto folle contro l’integrazione.

Il 27 ottobre è circolato sul web un video in cui si vede un poliziotto strattonare con violenza una studentessa all’interno di un’aula di un liceo nella Columbia (USA). Le scuole sono il luogo del dialogo, del confronto, della crescita. È una scena inaudita, incomprensibile. Un abuso di potere e di forza che in una scuola assume un significato ancora più forte e negativo.

Anche l’India è teatro di manifestazioni e di rivendicazioni. Nonostante la legge sul diritto all’istruzione si stata approvata da dieci anni, le condizioni delle scuole sono deficitarie sia a livello di strutture sia come numero di docenti. A far sentire la propria voce, soprattutto ragazze, con la volontà di costruirsi un futuro migliore.

Anche il nostro Paese è in una fase cruciale: si è partiti con la Buona Scuola promossa dal Governo Renzi e, talvolta, si è accennato a qualcosa come “Buona Università”, ma sicuramente è palese come il sistema universitario versi in uno stato di incertezza del futuro. Ogni anno bisogna sperare che non ci siano tagli ministeriali. Le borse di studio, la cui gestione è affidata alle regioni, sono erogate in modo squilibrato, con nette differenze nei tempi, nei modi e nei numeri da regione a regione. E anche oggi, in molte città italiane, ci sono manifestazioni, per rivendicare il nostro diritto allo studio, perché i nostri diritti vanno difesi, ogni giorno, nel nostro piccolo.

È il 17 Novembre e i movimenti studenteschi di tutta Europa si mobilitano. La campagna di quest’anno è legata alla libertà di movimento, di spostarsi in altri Paesi e altre città per studiare. Avere le possibilità di un’istruzione completa, moderna, accessibile e globale: questo è l’obiettivo della nostra società.

 

Danilo Buonora

Fonti: Internazionale, n°1126, anno 22, 30 ottobre/5 novembre 2015; obessu.org

Decadenza dagli studi: punti di vista a confronto

Uno studente quasi decaduto

“Guarda informati su questa storia delle decadenza, perchè secondo me alla fine l’approvano.”

Questo mi veniva detto alla fine di Dicembre, da un amico che era dentro l’ambiente universitario e per tanto ci diedi il giusto peso.
A fine Febbraio, dopo una sessione non del tutto positiva, mi sono un po’ informato in Internet tra EX-DM e pagine web targate Unibo, e così, a poco a poco, ho potuto constatare che questa faccenda era vera: se aMarzo 2015 non avessi ultimato i miei esami sarei andato incontro alla decadenza dagli studi.
La mia condizione di studente universitario sarebbe venuta a mancare e avrei dovuto re-iscrivermi, fare il test d’ingresso (perchè la mia facoltà nel frattempo ha inserito il numero chiuso) e, se fossi entrato, la commisione avrebbe valutato se e quanti esami convalidarmi.

Shock.

Dopo un “breve” momento di panico mi sono diretto a gambe levate in segreteria per chiedere altre informazioni, ma sapevo più cose io di loro.
Più passavano i giorni e più il passaparola tra noi studenti ha potuto diffondere l’informazione sulla decadenza e così pian piano tutti noi iscritti all’anno accademico 2008/2009 eravamo a conoscenza della cosa.
Siamo circa ad Aprile/Maggio 2014…

Arriva una mail dall’Unibo per informarci della decadenza solo il 26 Luglio, nella quale venivo avvertito che se a Marzo non avessi finito gli esami, sarei decaduto.

Roba da matti, se si considera che neanche i professori erano a conoscenza di tutto questo:

“Ah, ma cos’è ‘sta decadenza?”.

E restavano stupefatti da tutta la pappardella che ormai sapevo a memoria.
Noi studenti abbiamo cercato di avere esami prima della sessione di gennaio/febbraio (io personalmente solo due), per studenti che appunto rischiavano di decadere e siamo stati trattati come se stessimo chiedendo di pagare esami o una laurea, quando volevamo semplicemente degli appelli extra per poter ultimare i crediti richiesti entro marzo 2015.

Siamo ad oggi. 25 Novembre 2014 e viene annunciato che la decadenza per gli iscritti all’anno 2008/2009 è stata prolungata al 2017.
Ho visto gente che è andata via da Cesena dopo aver chiesto il trasferimento in altre facoltà e oggi si vedono arrivare notizie come queste. Dovranno sostenere esami e/o integrazioni che si potevano evitare.
Perchè tutto questo?!
Per avere meno studenti fuori corso iscritti e poter essere così l’università Numero Uno in Italia?!

Colleghi che lavorano, che hanno un figlio, che per un motivo o per l’altro non sono riusciti ad ultimare gli studi in 6 anni, pagano più degli altri e poi gli viene detto che a Marzo decadono.

Un grande BAH.
Io certo sono felice e tranquillo di questo prolungamento, mi spiace per chi ha deciso di andare via da Cesena e almeno così “Se non va per marzo, a Luglio mi laureo!!”

In tutto ciò è nato “decaPOP” che prende il nome da questo incubo vissuto per un pò di tempo, un programma radiofonico che va in onda tutti i venerdì alle 15:00.

Proprio in occasione di questa mala-informazione, Venerdì 5 Dicembre avrò il piacere di ospitare i rappresentanti degli studenti al Consiglio di Amministrazione e al Consiglio degli Studenti dell’Unibo, per poter chiarire quanti più dubbi possibili.

 Nicola Zincarelli

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Un rappresentante degli studenti

Decadenza rinviata a marzo 2017 per gli iscritti nel 2008/09! 

In principio, la decadenza dagli studi universitari era un escamotage per “costringere” gli studenti a rimanereattivi. Infatti, la regola prevedeva che uno studente dovesse sostenere almeno un esame in un certo lasso di tempo – molto prolungato – altrimenti sarebbe decaduto e avrebbe dovuto re-iscriversi per poter portare avanti i propri studi. E fino a questo punto della vicenda il ragionamento era altamente condivisibile.

Negli anni in varie università, tra cui l’Alma Mater, sono sorte varie forme di decadenza: nel caso del nostro Ateneo si è deciso che una triennale doveva essere terminata in massimo 6 anni e una laurea magistrale in massimo 5 anni. E a questo punto, la funzione di una decadenza non è più così evidente. Probabilmente questo sistema è stato creato anche a causa di sistemi di valutazione nazionali (leggi ANVUR) in cui la percentuale dei laureati in corso risulta un fattore sempre più determinante.

L’aspetto maggiormente critico della decadenza, oltre ai tempi restrittivi, è stata la comunicazione; gli studenti e le studentesse iscritti dal 2008/09 rischiavano di doversi re-iscrivere da zero, con l’incognita della convalida degli esami, se non avessero sostenuto tutti gli esami entro marzo 2015. Ma l’avviso è arrivato ufficialmente solo a luglio 2014. Quindi, panico, contatti, creazione di gruppi su FB. Per questo gap comunicativo – neanche tanti docenti sapevano di cosa si trattasse – c’è stata una mobilitazione non indifferente anche a livello di rappresentanza studentesca. Così gli uffici hanno effettuato una rilevazione e si è potuto verificare come ben più di tremila studenti era a rischio di decadenza. Perciò, anche per il numero elevato degli interessati, i termini della decadenza sono stati modificati e ora si decade dalla qualità di studente al quarto anno fuori corso (per intenderci, bisogna finire tutti gli esami di una triennale in 7 anni).

Speriamo che questa sia stata una lezione anche per l’amministrazione dell’Ateneo. E’ così difficile creare un vademecum da consegnare all’atto dell’iscrizione ai nuovi studenti con le poche regole fondamentali che sono alla base della vita accademica di uno studente?

Evidentemente, in tutti gli organi d’Ateneo c’è stata la piena consapevolezza che è meglio non rischiare diperdere degli studenti, per quanto abbiano allungato i loro studi oltre i tempi previsti.

L’università dovrebbe essere il più accogliente possibile, anche se è difficile avere sotto controllo le esigenze di tutti, il sistema dovrebbe essere flessibile.


Lo studio universitario è un diritto fondamentale, ricordiamocelo.

Danilo Buonora

pubblicato su www.uniradiocesena.it (30 novembre 2014)

De abolitionis test (e altre questioni)

Bene, ma non benissimo. Il ministro Giannini ha annunciato, con mia enorme sorpresa, la sua intenzione di introdurre delle sostanziali modifiche nelle procedure di accesso ai corsi di laurea in medicina che, ricordiamo, sono a numero programmato su scala nazionale; in altre parole è il ministero a decidere quanti aspiranti medici possono frequentare il corso di medicina in ogni università. Ogni anno si ripete la stessa sceneggiata: plichi di test ritrovati incustoditi, plichi aperti prima dell’inizio dei test, “strani movimenti” durante lo svolgimento del test e altre situazioni catalogabili nel termine irregolarità. Ciò, ovviamente, non passa inosservato e una consistente coorte di candidati fa ricorso e, puntualmente, le sentenze dei tribunali danno ragione a tali ricorrenti, i quali sono “riammessi” al corso di laurea. Tornando alla più stretta attualità, il vertice massimo del MIUR ha espresso il proprio apprezzamento per il modello francese, che prevede una rigida selezione al termine del primo anno. Come purtroppo mi aspettavo, ogni volta che un cambiamento proposto potrebbe sconvolgere determinati equilibri, si alzano impettiti i cori dei favorevoli e dei contrari, lasciando tristemente da parte la fantastica arte dell’argomentare. Solo in pochissimi casi ho ritrovato un’analisi più o meno dettagliata e attenta della situazione attuale o dello scenario eventuale con il modello francese. Devo ammettere, però, che già che si parli semplicemente di università un po’ più del solito è un segnale positivo (nei giorni del toto ministri del governo Renzi, nessuno pareva interessato a capire chi avrebbe preso il posto della Carrozza…). Tant’è, al di là del dibattito sterile già in atto, spero che nei prossimi mesi si possa giungere a un confronto costruttivo, interpellando tutte le parti in causa, a partire dagli studenti, e cercando di trovare una giusta mediazione tra tutte le posizioni. Ciò che mi preoccupa, però, e che a volte appare come una caratteristica intrinseca di ogni discorso di cambiamento politico in Italia, è la focalizzazione quasi esclusiva sul problema dei test d’accesso ai corsi a numero programmato. Ma l’università non è solo questo, le università sono costituite da tantissime particolarità che meriterebbero un’attenzione diversificata, ma non solo. Ciò che io non ho mai visto da quando riesco a leggere un giornale è un approccio globale alla questione della formazione. La carissima Gelmini ha provato malamente a riformare i vari livelli dell’istruzione italiana, ma anche in quel caso notavo una totale disgiunzione di approccio tra i vari interventi, come se le varie tappe che affrontiamo fossero totalmente indipendenti. Dal mio punto di vista, non si può più ragionare così. Innanzitutto, credo sia necessaria una visione della situazione globale e capire davvero dove intervenire. Sono d’accordo che un test a crocette con varie irregolarità non è lo strumento adatto a selezionare la nuova classe dei medici italiani, ma una parola che sento poco è orientamento. Quante persone, quanti studenti si ritrovano in un’università senza avere la più pallida di ciò che andranno a fare? E quanti adolescenti cominciano una scuola superiore non sapendo neanche quante sono le possibilità che hanno a disposizione? Le scelte che facciamo non sono banali, anzi. Ma io, nel mio percorso, non ho visto un gran supporto da chi dovrebbe fornirlo. Le scuole non sono capaci neanche di presentare il ventaglio di opzioni che sono alla portata degli studenti, figuriamoci far capire loro come si svolge un determinato percorso di studi universitari. Certo, ci si rimbocca le maniche e si cerca da soli, si legge, ci si informa. Ma sono convinto che molti studenti universitari si trovano in un determinato percorso senza sapere neanche bene le motivazioni della propria scelta. Bisogna concentrarsi su ciò che i ragazzi possono fare, facendoli scegliere con ragionevolezza, senza condizionamenti e senza limitazioni.

Crescere non vuol dire dover capire da soli il mondo ed essere abbandonati a sé stessi. Bisogna essere consapevoli delle proprie scelte.