Parole d’ordine: ricominciare e resistere – Follemente sett/ott 2012

È sempre difficile ricominciare, ma noi siamo qui, di nuovo, per continuare dove avevamo lasciato e cercare di migliorarci, sia nelle vesti che nei contenuti di questo giornale, sia nelle attività e nei progetti della nostra Analysis. Ogni qual volta che mi ritrovo tra le mani una copia del Follemente mi rendo conto che ormai sono otto anni che questo giornale viene pubblicato, con più o meno regolarità, dalla nostra associazione; mi chiedo se colui che fece nascere dal nulla questo giornale segua ancora le sue vicende, perché io, come tutta Analysis, mi considero un padre putativo di questo progetto, mi piace prendermene cura, modificarlo, farlo crescere e farlo conoscere, anche sbagliando, proprio come un genitore; ma, nonostante tutto, tra cui tagli ai fondi associativi, esami, cambi di guardia, disinteresse riusciamo anche in questi mesi autunnali a ricominciare, a dare di nuovo energia vitale al giornale e ciò vuol dire che il mondo associativo resiste, non si ferma, finché ci saranno persone con ideali, valori e forza di volontà.

Stavolta, purtroppo, siamo costretti a ripartire dopo avvenimenti tristi e dolorosi che hanno colpito realtà molto vicine alla nostra: l’omicidio di Melissa e il terremoto in Emilia. La studentessa uccisa da un’esplosione mentre stava entrando a scuola è un sintomo allarmante di come luoghi sacri come le scuole – forse gli ultimi nel nostro Paese martoriato economicamente e socialmente –  stiano diventando sempre meno intoccabili, dapprima da un punto di vista politico-finanziario, ora addirittura dal punto di vista della vita umana. Sinceramente, non ho ancora ben capito quale sia stato il motivo che ha portato a piazzare una bomba davanti a una scuola, ma sono sconcertato soprattutto perché una ragazza è stata colpita mentre compiva l’azione più normale possibile per un’adolescente; la scuola per me era un rifugio della cultura, della gioventù, della voglia di conoscenza, della trasmissione dei saperi e, adesso, avverto la vulnerabilità totale nel mio mondo e nella nostra generazione.

Il secondo evento – secondo solo cronologicamente – che ha sconvolto la nostra realtà è stato il terremoto che ha colpito l’Emilia. Per quanto vogliamo far finta di niente, l’Emilia è pur sempre la terra dove noi ora viviamo, dove stiamo creando il nostro futuro; gli emiliani sono stati spesso descritti come ottimi lavoratori, quindi come pronti ad affrontare l’emergenza e, quindi, a ricominciare, capaci di ripartire nonostante fossero circondati dalle macerie delle proprie case e delle fabbriche del loro lavoro.

Questi due eventi, simili quasi esclusivamente nella tragicità, devono insegnarci che dobbiamo sempre avere la forza di ricominciare, anche se gli ostacoli aumentano di giorno in giorno, dato che chi dovrebbe pensare a migliorare la situazione sembra cieco di fronte alle palesi carenze di cui è vittima il sistema educativo italiano; inoltre, le evidenti problematiche del mondo del lavoro non sono assolutamente un buon auspicio per il nostro futuro.

In questo settembre, la maggior parte di noi riparte con una vita che sta diventando abitudine, dopo l’ennesima estate sempre più breve, però alcuni di noi cominciano quest’anno la propria personalissima avventura universitaria; tutti noi siamo costretti a subire dei cambiamenti apportati dalla cosiddetta “legge Gelmini”, con la scomparsa delle facoltà, la didattica affidata ai dipartimenti, la nascita delle scuole e dei consigli di amministrazione. Nei mesi subito precedenti all’approvazione di questa legge, ci furono numerosissime proteste a livello nazionale, con scontri tra forze dell’ordine manifestanti tristemente indimenticabili. Nonostante l’immensa mobilitazione, il ministero e le Camere proseguirono nei loro intenti fino ad arrivare alla votazione finale, i cui strascichi si vedono ora e si vedranno nei prossimi anni, soprattutto per quanto riguarda i tagli dei finanziamenti statali a scuole e università.

Anche questi cambiamenti, negativi dal punto di vista del diritto allo studio, risultano demoralizzanti, uno studente minimamente informato si sente attaccato su vari fronti, con la voglia di continuare a fare il proprio dovere che scende sempre più verso un baratro oscuro che porta all’inettitudine; ecco, proprio questa situazione è da evitare, è necessario credere fino alla massima potenza nelle proprie capacità e nella propria intelligenza, per resistere alla tentazione di mollare tutto, perché possiamo sentirci defraudati, spogliati dei nostri diritti, abbandonati, ma le parole d’ordine sono ricominciare e resistere, poiché, senza esagerare, ne va della nostra vita e del nostro futuro.

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