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Un fiume, due cerbiatti e due lepri

  • Ciao, andiamo a fare una passeggiata? Roba tranquilla, una mezz’oretta nel solito percorso.
  • Certo, va bene, torno a casa dal lavoro e andiamo

Più di un’ora dopo ero ancora immerso in vegetazione, papaveri e intravediamo a distanza due cerbiatti (credo). Poco più avanti due lepri fuggono da noi, saltellando verso i campi.

“Ma poi chi è Propp???”

A volte mi capita di dare ripetizioni a una ragazza di 16 anni che frequenta il liceo. Qualche giorno fa mi ha mandato una nota vocale, non ci sentivamo da settembre praticamente. Mi ha detto:”Danilo, devo fare un saggio breve e non so da dove cominciare”. Continua a leggere “Ma poi chi è Propp???”

Regalare un libro

Il Natale, che ci crediate o no, è davvero imminente.
I regali hanno sempre un significato, sia per chi dona sia per chi riceve.
La tipologia del dono, in qualche modo, aiuta anche a definire il rapporto con l’altra persona e quanto questa persona sia importante per noi.

Qualche mese fa, direi marzo all’incirca, regalai un libro a una persona. Continua a leggere Regalare un libro

Bebe Vio: la grande capacità di essere normali

Bebe Vio ha conquistato la medaglia d’oro alle paralimpiadi di Rio 2016 nel fioretto individuale (QUI un video della stoccata vincente), nonché la medaglia di bronzo a squadre.

In questi giorni il suo nome è balzato agli onori della cronaca poiché ha partecipato alla cena alla Casa Bianca con la delegazione scelta dal primo ministro Renzi, insieme con altri rappresentanti italiani della scienza, della moda, del cinema e della politica. Più che per la partecipazione in sé, a impressionare sono state le reazioni di alcuni utente alle foto e ai post pubblicati dall’atleta sui propri profili social. Fermiamoci un attimo. A 19 anni, dopo aver vinto una medaglia d’oro olimpica, Dior ti presta un vestito per andare alla cena alla Casa Bianca per incontrare Obama e con te viaggeranno Benigni, Sorrentino, Armani? Qualche foto per esprimere felicità sembra il minimo e queste foto nel ventunesimo sono pubblicate sui social. Poi, non va dimenticata la grandissima capacità di Beatrice Vio di scrivere in modo assolutamente normale della sua straordinarietà:

Vestito, scarpe, accessori, gambe col tacco… ok, la valigia è pronta, domattina si parte destinazione Washington ancora non ci posso credere! Mi fa un po’ effetto leggere i nomi delle grandi donne che accompagneranno il premier Renzi e la moglie Agnese da Obama”.

Da apprezzare non solo la semplicità delle “gambe col tacco”, ma anche la rilevanza alle donne, tra cui la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini e la direttrice del CERN Fabiola Gianotti. Nonostante tutto appaia più che legittimo, alcuni utenti avevano comunque da ridire, definendo Vio una raccomandata e protagonista di pagliacciate e definendo l’abito inguardabile e inappropriato. Inoltre, come se non fosse abbastanza, Vio è stata accusata di utilizzare la propria disabilità per avere maggiore visibilità. L’atleta, però, dimostra una certa saggezza, non rispondendo a nessuna critica e continuando la sua vita, fatta anche di attimi felici, come la vita di tutti. La vera sfida di Bebe Vio è proprio quella verso la felicità, nonostante la vita le abbia dato degli ostacoli inimmaginabili per la maggior parte di noi. E lei sta superando questi ostacoli e sta gestendo la sua popolarità con grande abilità e con molta autoironia.

Le buone azioni dentro e fuori di noi

Oggi ero a pranzo in una piadineria. Si avvicina un ragazzo, più o meno della mia età, che vendeva fazzoletti, ombrelli, accendini e altre piccole cose. Mi chiede di comprare qualcosa o di avere qualche spicciolo. Gli propongo di comprargli qualcosa da mangiare o da bere, che facciamo prima. E lui, contrariamente ad altri episodi simili, accetta subito e dice:”è anche ora di pranzo” e c’ha pure ragione. Dopo una chiacchierata sulle nuvole, più che altro sul termine nuvole e sul modo di imparare l’italiano, me ne vado e gli auguro una buona vita e lo lascio lì in attesa della sua piadina.

Mentre tornavo verso casa ho pensato Continua a leggere Le buone azioni dentro e fuori di noi

Assessment Center

  • Aspetta, vedo a che ora ci sono i treni.
  • Mah, sicuramente lo abbiamo perso per poco.
  • C’è un intercity alle 14.00…che ore sono?
  • Sono le 13.49, allora abbiamo…11 minuti.
  • Ok, allora comincia a correre.

  • Secondo me, tra un po’ viene giù il diluvio.
  • Sì, è davvero vicino.
  • Cazzo.
  • Se proprio vuoi saperlo è grandine…VAI!!!

Tra la brace e la pallavolo, con una caraffa di vino

Questo è dedicato, con una sottile cattiveria, all’arte del melenso. La lingua sconfinata e mielosa, prima espressione di ardore poi canale di sbocco per materiale viscerale. Tra la brace calda, ardente, utile e la pallavolo, o un tentativo di pallavolo, con il pericolo della perdita, della palla soltanto. La brace e la pallavolo, in mezzo l’utilizzo ostentato delle lingue. Tutto questo attraversato da una caraffa di vino, l’unica cosa che davvero possa mitigare gli spiriti maligni e che possa portare gioia reale ai nostri corpi. Altro che robe melense, altro che pallavolo. La risposta a tutto, almeno oggi, è vino.

Il portone del liceo

Lì, nell’ingresso del liceo, davanti il portone, dorme un ragazzo, un signore diciamo, che si chiama come me. Lui non mi ha mai chiesto niente, io non gli ho mai chiesto niente. Forse per questo non gli ho mai offerto un caffè. Mi piacerebbe ascoltare la sua storia, se avesse voglia di raccontarla, o parlare del tempo, se ne avesse voglia. Il tempo che per lui, mio omonimo, è giusto un po’ più importante rispetto a me e a quasi tutto il resto del mondo. Chissà cosa ci accomuna, il nome sicuramente, ma non credo che lui lo sappia. Sembra allegro, nonostante tutto, cordiale, una persona educata, mite e sempre rispettosa, un tipo di persona che mi piace molto, insomma.

Incontri di dicembre

Talvolta accadono cose totalmente inaspettate. Seduto su una delle poche sedie di metallo,  troppo dura e postmoderna per essere definita comoda, in una stazione che sembra un sottomarino dell’us navy, aspetto un treno pieno di significati, colmo di aspettative, portatore sano di pensieri e bramato luogo di sonno. Ecco, su quella sedia postmetallica, a giochicchiare tristemente con lo smartphone, mi sento chiamare, o forse era quel suono vocalico tipico degli incontri inaspettati. E il momento di attesa, vuoto come può essere solo l’arrivare in anticipo, si trasforma in un tempo intenso di conoscenza, chiacchiere non filtrate da uno schermo, risate e battute anche stupide, ma benefiche, talmente benefiche che la giornata potrebbe quasi essere definita bella. E c’è anche il tempo sufficiente per fare dei complimenti sinceri, per parlare un po’ male di altre persone e per salutarsi con affetto, nato, forse, proprio in questi minuti di gradevole avvicinamento.

Dirigersi quasi allo stesso orario in direzioni opposte non esclude per forza la possibilità di incontrarsi.

P.S. Il suddetto smartphone, triste e divisore, ha reso possibile la pubblicazione di questo post.