Beatrice Antolini: domani, ancora, di nuovo

Il 16 febbraio è uscito L’AB di Beatrice Antolini. E finalmente mi sono deciso a scrivere di questo album, ma soprattutto di questa artista per me molto affascinante.

Come anche nei lavori precedenti, sorprende la capacità di Beatrice di creare suoni molto interessanti e molto originali, da riascoltare più volte per coglierne sfumature poliedriche, per ascoltare uno strumento, poi l’altro e poi la sua voce, su vari livelli di percezione. Credo sia abbastanza difficile trovare un artista come lei, anche indefinibile, dove si mescolano generi, musiche, sensazioni, contraddizioni. Ci sono elementi più tipici da ballad, impostazioni elettroniche, anche cantautorato, pop, rock, ma, più semplicemente, direi che è lo stile di Beatrice Antolini. È inconfondibile, mostra anche il suo essere autentica. È abile ad adattarsi, a trasformarsi, a crescere, a sfidarsi, a porsi in maniera diversa e a interpretare sè stessa in modo nuovo, però è lei, lo sai che è lei, lo avverti e lo percepisci. I suoni di Beatrice colpiscono il profondo della mente, le parti più ritmiche e ancestrali, rivelando a noi stessi il nostro lato bestiale, ma facendoci prendere anche consapevolezza di ciò che ci circonda, in una continua commistione tra istinto e ragione, tra movimento e ascolto attento. Si sente il lavoro fatto con cura, con attenzione, con impegno, un lavoro di qualità. Ed è suo, perché in questo album ha suonato tutti gli strumenti e mixato tutto da sola. La ricerca e la valorizzazione della qualità andrebbero incentivate, in un tempo dove sembra imperare l’approssimazione e l’assenza di competenze adeguate.
Quando ho visto il titolo dell’album, alcuni mesi fa, ho subito pensato a L’AB come certamente le sue iniziali, ma anche come un inizio, ad esempio alfabetico, e anche un inizio per me. Beatrice è stata una delle prime artiste underground in cui mi sia imbattutto e che ho cominciato a seguire con continuità. Beatrice è anche il nome della musa di Dante, la protagonista dell’opera che dà inizio in modo sostanziale alla lingua italiana. Per me Beatrice è sempre stato un nome evocativo, simbolico, che fa parte della mia identità, del mio percorso personale e formativo che sta diventando anche professionale. Sicuramente, è un album da ascoltare più di una volta, infinite volte. È molto interessante anche il suo modo di concepire la sua musica; come afferma in un’intervista:

ho deciso di scrivere un concept,[…] tutte le canzoni simili sono fianco a fianco. Poi, chiaro, se magari ascoltandole in download la scaletta va a farsi benedire pazienza, il senso resta lo stesso. Per come la vedo io si dovrebbe cominciare con Insilence e Forget to Be, ma qualsiasi ordine va bene, purché lo si ascolti con attenzione.

Ecco, un aspetto di Beatrice che mi piace è la libertà nell’approccio alla musica in generale, che si nota in modo molto efficace in quel “pazienza” se il suo concept si ascolta in modo casuale in streaming. Ma in generale nella sua produzione si sente la libertà, libertà di fare ciò che desidera, come desidera, senza appiattirsi alle mode e agli stili dei tempi.

La prima volta e le successive

Seguo Beatrice dal 2009, quando la vidi per la prima volta; era un concerto ad Agropoli (la cittadina dove ho frequentato il liceo) come testimonia questo video di infima qualità, ma tipico dell’epoca. Sono passati 9 anni e nel frattempo ho reincontrato Beatrice altre volte, ho acquistato o mi hanno regalato i suoi dischi, due dei quali sono autografati con un fantastico pennarello rosso, ha suonato in luoghi dove sto vivendo fasi importanti della mia vita, si è esibita in eventi anche emotivamente legati alla mia crescita personale. Ad esempio, l’ho incontrata nel febbraio 2015, durante Across the Movie, una rassegna di film “musicali” a Cesena, a cui partecipammo anche con Uniradio, e quella sera lei interpretò alcune tracce di Björk, oltre ad autografarmi il suo Ep Beatitude e l’album A Due. In un’intervista del 2013, Beatrice dice “non ho voglia di scegliere, mi piace tutto  a me della vita, mi piace tutto”: adoro questo spirito, questa essere aperta ad altre esperienze. Nel 2016, invece, l’ho incontrata alla Rocca Malatestiana di Cesena,  facendomi ovviamente fare una foto con lei e, ora, ci sto lavorando alla Rocca (inseguire Beatrice mi ha fatto bene). Accompagnava Frei Rossi, in una delle sue innumerevoli collaborazioni con altri artisti. La notizia più recente è che farà parte del gruppo che accompagnerà Vasco Rossi nel prossimo tour. Certamente, in un’ottica da underground, qualcuno potrebbe storcere il naso, pensando che un’artista come Beatrice collabori con Vasco, ma anche queste scelte – come in passato suonare le tastiere nel tour di Emis Killa – dimostrano l’amore di Beatrice per la musica e per il lavoro.
Beatrice si prende anche dei rischi e, insieme con Paletti e Giusto Correnti, hanno riarrangiato La Crisi dei Bluvertigo, una canzone per certi versi considerata intoccabile da quella frazione di persone con il culto del gruppo di Morgan.

Non sarò mai soddisfatto delle parole usate per esprimere la mia ammirazione per Beatrice Antolini, la ritengo una delle artiste più interessanti e originali in Italia, sia come produzione musicale sia come filosofia artistica. Le sue canzoni sono la suoneria del mio telefono da anni, prima era Now, adesso ho scelto Total Blank.

Per chiudere questo pezzo, può aiutarci solo Beatrice, che ci regala una versione No Filter di Insilence.

With Love,

Danilo

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