“Ma poi chi è Propp???”

A volte mi capita di dare ripetizioni a una ragazza di 16 anni che frequenta il liceo. Qualche giorno fa mi ha mandato una nota vocale, non ci sentivamo da settembre praticamente. Mi ha detto:”Danilo, devo fare un saggio breve e non so da dove cominciare”. Ve lo ricordate il saggio breve? Io mi sono trovato un po’ in difficoltà, spiegarlo non è affatto facile. Quando ci siamo incontrati, le ho chiesto il materiale che aveva dato la professoressa per spiegare il saggio breve. La risposta consisteva in un solo foglio A4 stampato su due lati: su uno c’erano quelle quattro regole che si danno per il saggio breve, come, ad esempio, scrivere in terza persona, scrivere in modo impersonale, presentare una tesi, un’antitesti (eventualmente) e trarre delle conclusioni; sull’altro lato c’era la consegna per il compito a casa l’indicazione della tematica, “Il tempo e la noia”, e con alcuni documenti, un sonetto di Petrarca, un brano dello Zibaldone dei pensieri di Leopardi, un estratto da un testo di Montale e così via. Probabilmente non prenderà comunque un gran voto, ma speriamo bene.

Ora, non so se questa prof aveva assegnato anche la lettura di alcuni saggi brevi, quello che so per certo è che la ragazza non aveva mai letto un saggio breve. Come puoi scrivere un saggio breve se non ne hai mai letto uno? O come possono chiederti di scrivere un saggio breve se non te ne fanno prima leggere uno? Più o meno lo stesso ragionamento è stato fatto durante un convegno, Teatri abitatori di città, in cui una relatrice, Chiara Guidi della Societas Raffaello Sanzio, raccontava di come si stia perdendo il racconto della fiaba. Si fa studiare Propp e la sua morfologia della fiaba, senza neanche leggere una fiaba in classe.

“Ma poi chi è Propp? Chi è Propp per questi ragazzi???”

Ecco, forse si potrebbe pensare di dire “Ora vi leggo una fiaba” o “Ora vi racconto una storia”. Far conoscere le storie e mettersi in prima persona a raccontarle.
Il racconto farà inevitabilmente parte della mia vita, anche professionale. Dovrò raccontare dei progetti, raccontare delle storie o ascoltare il racconto di alcune storie.
E in quel racconto e nell’ascolto attivo ci sarà, forse, una nuova direzione, un piccolo segnale che ci farà cambiare prospettiva.

Danilo

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