La percezione di sé verso il lavoro e l’occupabilità

Il lavoro è molto importante per l’individuo: è un modo per costruirsi una parte importante dell’identità (in questo caso si parla di identità professionale), è il mezzo per contribuire all’economia familiare (e sappiamo quanto è importante la famiglia nella nostra cultura), è la testimonianza di avere un ruolo nella società.

Avere un lavoro consente di accrescere il proprio senso di responsabilità, di mostrare le proprie abilità professionali e di alimentare la propria autostima.
In poche parole, il lavoro contribuisce al benessere psicofisico dell’individuo.

Uno tra i tanti problemi dell’Italia è la disoccupazione, in particolare l’ingresso nel mondo del lavoro per i giovani. Le statistiche diffuse dai media evidenziano, ormai da anni, un quadro demoralizzante. I numeri, però, vanno letti con qualche informazione in più; come precisa l’ISTAT sul proprio sito, “non è corretto affermare più di un giovane su tre è disoccupato. […] il tasso di disoccupazione è definito come il rapporto tra i disoccupati e le forze di lavoro (ovvero gli ‘attivi’, i quali comprendono gli occupati e i disoccupati)”. Un giovane che studia e non cerca lavoro, pertanto, è considerato inattivo.
Le difficoltà nel trovare un impiego e, ancora meglio, un impiego in linea con le aspettative e gli studi, può causare un senso di inefficacia e un abbassamento nel livello di autostima.

Inoltre, bisogna anche considerare come sia cambiato il mercato del lavoro. Pochi decenni fa era quasi scontato avere il posto fisso, essere assunti per tantissimi anni da un’azienda o un ente e lavorare fino alla pensione, compiendo sempre più o meno le stesse attività. Le carriere potevano essere definite lineari. In questi tempi di mercato globalizzato, contratti a tempo determinato o a progetto, cambiamenti radicali nel modo di lavorare, le carriere si sono trasformate in percorsi irregolari, fatti di tappe, di interruzioni e di ripartenze. Le carriere possono essere definite fluide. I momenti di transizione sono aumentati e possono esserci periodi di stallo tra un lavoro e un altro, tra la fine di un progetto e la ricerca di nuove opportunità. Perciò è diventato sempre più importante il concetto di occupabilità, sia come condizione sia come percezione.

Alcuni ricercatori1 definiscono l’occupabilità come un concetto psicosociale, costituito da tre fondamenti: l’identità di carriera, l’adattabilità personale e il capitale sociale-umano.
Per identità di carriera si intende l’insieme di esperienze e aspirazioni relative al percorso professionale ed è la componente affettiva e cognitiva dell’individuo rispetto al lavoro, cioè l’importanza emotiva che è posta sul lavoro e le aspettative future. Nell’adattabilità sono individuate cinque differenze individuali: l’ottimismo, la capacità di apprendimento, l’apertura mentale, il locus of control interno e l’autoefficacia. Sono tutti elementi che possono influenzare in modo positivo il grado di occupabilità.
Il capitale sociale, invece, risulta importante per le opportunità di carriera e la rete informale per la ricerca del lavoro; pertanto è importante conoscere persone che lavorano nel campo in cui desideriamo avere un’occupazione e, altrettanto importante, è la capacità di rimanere in contatto con amici e conoscenti che potrebbero rafforzare e allargare la nostra rete professionale. Il capitale umano riguarda l’educazione e l’esperienza, due elementi che risultano predittori della progressione di carriera; in altre parole, avere un certo tipo di percorso scolastico e professionale può indicare quante possibilità avremo di avanzare nelle carriere.
Oltre a una visione esterna e oggettiva, come appena descritta, l’occupabilità può essere percepita. L’individuo può ritenersi più o meno preparato a fronteggiare le transizioni nell’attuale mercato del lavoro. La persona è responsabilizzata rispetto alla ricerca del lavoro e rispetto alla propria formazione e ciò porta a un cambiamento nei paradigmi attitudinali nelle transizioni studio-lavoro e il ruolo dell’individuo diventa sempre più centrale.

Parliamo, quindi, di più di occupabilità e delle capacità delle persone di affrontare le sfide sempre nuove che si pongono in questo lavoro. C’è bisogno di rendere gli individui occupabili, sia come dimensione psicosociale sia come percezione. Durante i percorsi scolastici, si potrebbero prevedere momenti di orientamento relativi alla ricerca attiva del lavoro o, anche, spiegare l’importanza di costruirsi una rete sociale e professionale per aumentare le opportunità.

Danilo Buonora

via

 Riferimenti:

1: Fugate, M., Kinicki, A.J., & Ashfort, B.E. (2004). Employability: A psycho-social construct. Journal of Vocational Behavior, 65, 14-38.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...