17 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DELLO STUDENTE #FundOurFuture

Il diritto allo studio è oscuro e complicato… Cambia molto da regione a regione, figuriamoci da stato a stato. Sicuramente in Italia ci sono dei dati preoccupanti che riguardano l’abbandono scolastico e la riduzione delle immatricolazioni all’università, dati molto meno pubblicizzati di quelli sulla disoccupazione giovanile, ma, forse, le due questioni sono molto più legate di quanto non appaiano.

Eppure l’Unione Europea indica nell’istruzione superiore la strada da percorrere per intraprendere una tendenza positiva. Gli stati che investono in istruzione e ricerca sono stati capaci di affrontare con strumenti opportuni la cosiddetta crisi economica del 2008 e, a nostro parere, sono anche più pronti a gestire la rivoluzione nel mondo del lavoro, con sempre più professionalità legate al web e una vita lavorativa stravolta rispetto al classico posto fisso da fabbrica o ufficio del XX secolo.logo_17nov2014-jpeg1

L’Emilia-Romagna è una regione anche virtuosa sotto alcuni punti di vista. Ad esempio, è praticamente assente l’oscena pratica degli idonei non assegnatari. In altre parole, ci sono regioni italiane che non riescono a garantire le borse di studio anche a chi ne ha bisogno in base al reddito: la regione in questione riconosce che uno studente non può permettersi di andare all’università, ma non fa – non può e non vuole fare – nulla per garantire un accesso sistematico all’istruzione universitaria. Ed è totalmente assurda una situazione del genere, potremmo dire anche anticostituzionale. Certamente, però, la regione dove viviamo può essere virtuosa da un lato, ma totalmente assente da altri punti di vista, come ad esempio le mense universitarie. In altre città, le mense sono garantite a pranzo e a cena, hanno prezzi davvero accessibili o, talvolta, commisurati al reddito; esempio è l’Università di Firenze. Sappiamo benissimo che da Rimini a Ferrara, le mense, quando ci sono, costano di più, sono aperte solo a pranzo (quasi tutte) e non prevedono differenziazione per fasce di reddito. Questi sono solo alcuni esempi da cui poter partire per comprendere l’importanza di una giornata internazionale dedicata agli studenti.

Il 17 Novembre è un simbolo di protesta studentesca, si ricordano innanzitutto gli studenti uccisi dai nazisti durante l’occupazione della Cecoslovacchia nel 1939. La data è riferita anche ad altri avvenimenti storici, come lo sgombero del Politecnico di Atene nel 1973 durante una protesta degli studenti contro la dittatura dei colonnelli.

L’università è il luogo per eccellenza del dialogo, della crescita comune, della costruzione di un futuro insieme. Fare l’università vuol dire essere parte di un grande gruppo mondiale di persone che hanno voglia di imparare, di accrescere la propria cultura e quella degli altri. Ma la volontà non basta. Frequentare l’università vuol dire avere già dei mezzi economici a disposizione e chi non ce li ha si trova in enorme difficoltà. È davvero demoralizzante sentire parole come “non vado all’università perché non posso permetterlo”. Questa situazione non dovrebbe esistere, non deve esistere. Non diciamo che deve essere gratuita l’università, però deve essere sacrosanto, deve essere obbligatorio, deve essere un principio base della nostra società che chi ha la motivazione a studiare venga messo nelle condizioni per farlo al meglio. “Se non hai i soldi, puoi sempre fare un lavoretto temporaneo”, certo, gli rispondiamo, ma l’università è un’esperienza totalizzante, non è come un lavoro con orari fissi, è fatta di appuntamenti non programmabili, di studio notturno, di sveglie all’alba, di ansie, piccole e grandi, di esami continui, di voti rifiutati, di voti inattesi, di voti regalati, di voti odiati. E no, noi vogliamo essere studenti universitari. Non studenti/camerieri/ baristi/fattorini. Il lavoro temporaneo deve essere un’aggiunta, una cosa in più per cercare maggiore indipendenza, per pagarci il viaggio che tanto volevamo fare, per comprarci un nuovo PC prima della sua scadenza naturale. Un’altra questione terribile, secondo noi, è il “devo studiare qua perché non posso andare fuori”. È inconcepibile in questi tempi tarpare le ali, dire a qualcuno che no, non può perché le politiche internazionali sono state incapaci di comprendere una necessità, non solo degli studenti, una necessità della società, di avere delle donne e degli uomini capaci di affrontare il nostro tempo, le nuove difficoltà, le nuove sfide che ci aspettano.

La campagna del 17 novembre, portata avanti dall’European Students’ Union – di cui fa parte anche l’italiana Unione Degli Universitari – si basa sull’accesso all’istruzione e sui finanziamenti legati alle politiche scolastiche e universitarie. L’hashtag di riferimento è #FundOurFuture ed è stato lanciato sulla piattaforma Global Student Voice.

L’istruzione e la ricerca sono, quindi, il fondamento di un paese moderno e se questo non ha la furbizia di investire su quelle due cose base allora lo studente, anzi, gli studenti, devono fare la rivoluzione. Il cambiamento è nostro e parte da noi, saremo noi la classe dirigente di domani. Se vogliamo qualcosa lo dobbiamo pretendere, chiedere ed avere!

Redazione Uniradio
M€D

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