UNIVERSITY TALES – UNIRADIO CESENA SI RACCONTA

Dicembre 2010, uno di quei giorni che si ricorda per il freddo pungente e l’aria di neve che preannuncia una nevicata notturna e un po’ fiabesca, da guardare dalla finestra. Il solito bar dell’aperitivo post lezione universitaria, i soliti amici e, subito, il solito spritz, primo di tanti, per riprendersi da otto ore di lezione.

Però, stavolta, c’è qualcosa di diverso, c’è un proiettore, delle casse, sta accadendo qualcosa di strano. Ci sono dei ragazzi, alcuni sono conosciuti come membri delle associazioni studentesche, altri organizzano sempre feste, altri sembrano grandi, davvero grandi. E sono lì a presentare un nuovo progetto, una roba strana, ma che immediatamente ti affascina. Parlano di una webradio, descrivono un palinsesto con programmi dai nomi strambi e si vede che ci credono, che sono emozionati, che non sanno bene dove li porterà quella roba lì, la webradio, Uniradio. E ci dicono che ha sede in un posto chiamato “palazzina dell’ex macello”, un luogo mitico in cui accadranno fatti inenarrabili che si perderanno nelle tradizioni orali degli studenti cesenati.

A far nascere il progetto le ragazze e i ragazzi delle cinque associazioni universitarie. Il bello (e il brutto) di Uniradio è proprio questo: è stata creata con pochissimi mezzi, pochi soldi e molte ambizioni da studenti, dal basso, che si sono ritrovati nelle stanze della palazzina e hanno dato vita all’idea. Infatti, si narra degli inizi, con un mixer ormai passato a miglior vita, tutto in sistemi open source, con quella creatura leggendaria chiamata Rivendell e una selezione musicale caricata a mano ogni notte.

Piano piano, gli universitari di Cesena cominciano a connettersi al sito di Uniradio Cesena, a capire che in quella palazzina succedono cose che-voi-umani-non-potete-immaginare e cominciano ad ascoltare i primi programmi, fatti un po’ a caso, fatti giusto per raccontarsi qualche cretinata, fatti partendo dal nulla o, meglio, da uno studio un po’ improvvisato. Uniradio è una creatura che continua a cambiare e a crescere. I mesi passano, alcune persone se ne vanno e altre arrivano, si comincia a organizzare un festival di musica emergente accanto alla palazzina e, quindi, c’è bisogno anche di cambiamenti: innovazioni tecniche e nuova organizzazione per rendere tutto più efficiente.

Ogni stagione radiofonica finisce col rischio di non cominciarne un’altra, con riunioni estive fatte di litigi e urla (le mura della radio potrebbero raccontarne tante), ma poi ogni nuovo anno ci sono volti nuovi, un enorme ricambio generazionale difficile da gestire che dimostra, però, la grande forza del progetto. Varcare la soglia della palazzina in radio non vuol dire solo cominciare a vedere ogni giorno un microfono, un mixer e la barra della traccia che scorre. Si entra in un ambiente molto vissuto, ma accogliente, con stanze misteriose, buie e molto polverose, che solo pochi eletti hanno il coraggio di esplorare, un soffitto in legno, un altro a volta, scale che interrompono finestre (l’ingegno dell’uomo…), ma è pur sempre la palazzina dove è nata Uniradio, dove ci sarà uno spazio libero dove poter esprimere la propria idea.

Far parte di Uniradio vuol dire entrare in una famiglia molto allargata, non tradizionale, dove ognuno può dare qualcosa, anche se non sa fare niente. Si impara, soprattutto stando insieme agli altri, si mettono insieme le conoscenze, le capacità, le motivazioni e così Uniradio diventa un po’ più bella, anche perché ci sono persone del sud, persone del nord, persone a metà, persone che studiano, che studiavano, che lavorano o che non hanno mai avuto voglia di fare niente. Ma è così, ed è bello, basta davvero avere tanta voglia di fare e di far bene insieme agli altri, di passare qualche ora in palazzina per ascoltare e per ascoltarsi.

Uniradio è, infine, un’amante, una compagna, l’unica “persona” per cui sia valsa la pena impegnarsi ogni giorno, per cui si soffre, per cui si litiga anche con i propri amici e per cui si aumenta la propria pazienza all’infinito. Uniradio è la cosa più bella che si possa fare a Cesena, in cui ogni giorno c’è qualcosa da fare e da dire.

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