De abolitionis test (e altre questioni)

Bene, ma non benissimo. Il ministro Giannini ha annunciato, con mia enorme sorpresa, la sua intenzione di introdurre delle sostanziali modifiche nelle procedure di accesso ai corsi di laurea in medicina che, ricordiamo, sono a numero programmato su scala nazionale; in altre parole è il ministero a decidere quanti aspiranti medici possono frequentare il corso di medicina in ogni università. Ogni anno si ripete la stessa sceneggiata: plichi di test ritrovati incustoditi, plichi aperti prima dell’inizio dei test, “strani movimenti” durante lo svolgimento del test e altre situazioni catalogabili nel termine irregolarità. Ciò, ovviamente, non passa inosservato e una consistente coorte di candidati fa ricorso e, puntualmente, le sentenze dei tribunali danno ragione a tali ricorrenti, i quali sono “riammessi” al corso di laurea. Tornando alla più stretta attualità, il vertice massimo del MIUR ha espresso il proprio apprezzamento per il modello francese, che prevede una rigida selezione al termine del primo anno. Come purtroppo mi aspettavo, ogni volta che un cambiamento proposto potrebbe sconvolgere determinati equilibri, si alzano impettiti i cori dei favorevoli e dei contrari, lasciando tristemente da parte la fantastica arte dell’argomentare. Solo in pochissimi casi ho ritrovato un’analisi più o meno dettagliata e attenta della situazione attuale o dello scenario eventuale con il modello francese. Devo ammettere, però, che già che si parli semplicemente di università un po’ più del solito è un segnale positivo (nei giorni del toto ministri del governo Renzi, nessuno pareva interessato a capire chi avrebbe preso il posto della Carrozza…). Tant’è, al di là del dibattito sterile già in atto, spero che nei prossimi mesi si possa giungere a un confronto costruttivo, interpellando tutte le parti in causa, a partire dagli studenti, e cercando di trovare una giusta mediazione tra tutte le posizioni. Ciò che mi preoccupa, però, e che a volte appare come una caratteristica intrinseca di ogni discorso di cambiamento politico in Italia, è la focalizzazione quasi esclusiva sul problema dei test d’accesso ai corsi a numero programmato. Ma l’università non è solo questo, le università sono costituite da tantissime particolarità che meriterebbero un’attenzione diversificata, ma non solo. Ciò che io non ho mai visto da quando riesco a leggere un giornale è un approccio globale alla questione della formazione. La carissima Gelmini ha provato malamente a riformare i vari livelli dell’istruzione italiana, ma anche in quel caso notavo una totale disgiunzione di approccio tra i vari interventi, come se le varie tappe che affrontiamo fossero totalmente indipendenti. Dal mio punto di vista, non si può più ragionare così. Innanzitutto, credo sia necessaria una visione della situazione globale e capire davvero dove intervenire. Sono d’accordo che un test a crocette con varie irregolarità non è lo strumento adatto a selezionare la nuova classe dei medici italiani, ma una parola che sento poco è orientamento. Quante persone, quanti studenti si ritrovano in un’università senza avere la più pallida di ciò che andranno a fare? E quanti adolescenti cominciano una scuola superiore non sapendo neanche quante sono le possibilità che hanno a disposizione? Le scelte che facciamo non sono banali, anzi. Ma io, nel mio percorso, non ho visto un gran supporto da chi dovrebbe fornirlo. Le scuole non sono capaci neanche di presentare il ventaglio di opzioni che sono alla portata degli studenti, figuriamoci far capire loro come si svolge un determinato percorso di studi universitari. Certo, ci si rimbocca le maniche e si cerca da soli, si legge, ci si informa. Ma sono convinto che molti studenti universitari si trovano in un determinato percorso senza sapere neanche bene le motivazioni della propria scelta. Bisogna concentrarsi su ciò che i ragazzi possono fare, facendoli scegliere con ragionevolezza, senza condizionamenti e senza limitazioni.

Crescere non vuol dire dover capire da soli il mondo ed essere abbandonati a sé stessi. Bisogna essere consapevoli delle proprie scelte.

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