La polvere sotto il tappeto

Lo studente medio, ignaro e indifferente, a volte si sveglia per andare a lezione, arriva con un ritardo variabile in aula, segue una lezione per circa mezz’ora, gioca con lo smartphone, pranza a mensa (ovviamente, era la lezione delle 11, la lezione delle 9 non è per lo studente medio), prende il caffè al distributore del primo piano, torna in aula – ma l’abbiocco post pranzo rende molto complicata la comprensione degli argomenti della lezione – e, infine, lascia scivolare il tempo con relativa passività fino al termine delle lezioni.

Il marchingegno del nostro Dipartimento, almeno per la didattica, sostanzialmente funziona bene, cioè i docenti fanno lezione regolarmente, i sei appelli annuali sono una norma rispettata e passare gli esami, a parte rarissimi casi, non è poi così difficile. Ma dietro le quinte, nei reali processi decisionali del nostro Dipartimento, cosa succede? Trova tutto un proprio ordine apparente anche a livello amministrativo come per lo studente medio, ignaro e indifferente?

Questo non vuole essere un attacco al nostro Dipartimento, alla nostra Scuola e alla nostra Università, ma solo uno spunto di riflessione, una piccola finestra aperta sulle dinamiche che fanno in modo che le cose vadano avanti.

Il punto focale che osservo in tutti gli organi in cui ho la fortuna di poter partecipare o in tutti i consigli in cui ci sono persone che conosco, è la difficoltà, ancora totalmente in atto, nell’affrontare gli sconvolgimenti imposti dalla cosiddetta riforma Gelmini, la cui approvazione risale ormai a 3 anni fa. La cancellazione delle facoltà, le modifiche nel funzionamento dei crediti (ora i crediti minimi per un esame sono 6), gli stravolgimenti nei livelli decisionali (in altre parole, quale organo decide cosa e come) sono, ad esempio, fattori che hanno rallentato o, almeno, ostacolato il regolare svolgimento dei lavori. Doversi adattare a una nuova situazione, probabilmente condivisa solo da una minoranza di persone, non è semplice e immediato; ora in Dipartimento si parla sia di ricerca sia di didattica insieme e, dal mio punto di vista, può essere un ottimo trampolino di lancio per migliorare e intensificare il rapporto tra studenti e ricercatori; trattare tutte le miriadi di prospettive teoriche che ci propinano durante le lezioni anche da un punto di vista applicativo aiuterebbe, a mio avviso, l’efficacia delle spiegazioni. E, fondamentalmente, per quanto la situazione possa essere sgradita, credo che bisogna sfruttarne le potenzialità: creare nuovi legami operativi e concettuali, unire l’attività di ricerca alla mera spiegazione frontale non può che portare benefici e ai ricercatori e agli studenti. La mancanza di pratica nelle aule della nostra facoltà può essere sopperita in modo efficiente, ora forse più di prima.

La riforma Gelmini ha obbligato gli Atenei a riscrivere moltissime sezioni dei propri statuti e, così, anche l’Alma Mater ha dovuto apportare dei cambiamenti significativi. Questo ha portato a un accentramento decisionale, in poche parole, ora tutte le decisioni passano praticamente solo dal consiglio di amministrazione e i campus, gli organi di coordinamento presenti nelle sedi romagnole, sono imbrigliati, tenuti a freno dagli obblighi burocratici. E questo rallenta ulteriormente l’adattamento alle nuove normative.

Poi, non bisogna dimenticare i progressivi tagli: ad esempio, al primo consiglio del Campus di Cesena a cui ho partecipato le prime parole sono state: “Rispetto al bilancio del 2013, nel 2014 dobbiamo prevedere un finanziamento ridotto di due terzi…”. E in quel momento parte il brivido lungo la spina dorsale. Se a Cesena, se all’Università di Bologna, bisogna arrangiarsi, bisogna barcamenarsi tra lacciuoli burocratici per mantenere i livelli di elevata qualità degli ultimi anni, non riesco a immaginare in realtà più in difficoltà cosa succede.

Alcune volte ho la sensazione che tutto il sistema burocratico – organizzativo sia stato inventato per mantenere impegnati i consigli in decisioni con scadenze serrate, mentre le scelte davvero importanti avvengono nei piani alti, nel loft dell’ultimo piano, lasciando filtrare solo le informazioni necessarie a mantenere il livello attuale.

Per concludere, alziamo il tappeto, anche nel nostro piccolo, se qualcosa non ci è chiaro, indaghiamo, chiediamo il perché, rompiamo le scatole, intestardiamoci e, sicuramente, avremo delle risposte. 

Danilo Buonora

pubblicato sul "Follemente", il giornale ufficiale dell'associazione studentesca Analysis nel numero 4, anno IX, novembre 2013
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