Piccola avventura di un nuovo consigliere nella vecchia politica

Avvertenze: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente non casuale.

Siamo pronti. Al piano superiore di un bar del centro, tutti ammassati in uno stanzone, in cui entra poca luce e che dà l’impressione di non essere molto frequentato dai baristi. Ci adoperiamo in un goffo tentativo di disporre le sedie in cerchio, per rendere il clima più amichevole, ma invano, sia per il cerchio sia per il clima.

Ci sono persone che conosco, persone di cui ho solamente sentito parlare e perfetti sconosciuti. Nella mia immaginazione sarebbe stato un incontro ristretto, con massimo quindici persone, ma siamo almeno dieci in più, non capisco il motivo per cui gli Altri si sono portati dietro i rinforzi. E non capire il motivo dei gesti altrui mi dà sui nervi. Vogliono intimidirci? Vogliono farci vedere che riescono a essere più numerosi, anche in situazioni informali come questa?

Penso di aver bisogno di una birra, nonostante i due Jagermaister con ghiaccio scolati mezz’ora prima in un altro bar, se possibile ancora più squallido di questo dove mi trovo ora. Mi guardo intorno e ci sono altri temerari cui piace il gin lemon delle cinque di pomeriggio, come se fosse tè di un classico incontro tra signore inglesi altolocate e un po’ snob. Siamo qui per trovare un accordo, invitati dai Mediatori. Sono nuovo a certe situazioni, la posta in palio oggi è più importante rispetto alle mie solite riunioni. E i Mediatori si sono divertiti ad aggiungere regole a una situazione già intrinsecamente complicata: non rinvangare il passato, non dire alcune parole tabù, essere obiettivi.

Avverto un’atmosfera negativa e ho la netta sensazione che si tirerà avanti per le lunghe. Finalmente, dopo i necessari e indesiderati convenevoli, cominciamo. Siamo qui per cercare una collaborazione, per essere preparati quando arriveremo al tavolo ufficiale, per vedere se tra di noi c’è la possibilità di lavorare insieme, tanto si sa, tutto sommato abbiamo tanti obiettivi in comune… All’inizio c’è tanto finto imbarazzo, probabilmente qualche illuso – come me – lo interpreta come rispetto, come attesa deferente che l’interlocutore abbia finito di parlare. Tuttavia, ben presto mi rendo conto, insieme a qualche altro non più illuso, che il rispetto e la deferenza, in realtà, sono solo maldestri tentativi di assecondare le regole dei Mediatori, che mascherano un mal celato bisogno di cominciare a urlare, ricordando il passato, dicendo tutte le parole tabù infinite volte e abbandonando l’obiettività. I toni, nonostante le pulsioni viscerali che assalgono le portavoce e qualche stretto collaboratore, rimangono bassi. Il momento più alto giunge nella proposta della tanto agognata pausa sigaretta.

Era ora. Ho la mia birra da mezzo litro. Vedo risalire qualcuno; le scalette di questo bar sono infernali, strette e fanno una curva dopo il terzo scalino. Si ricomincia, ancora con lo stesso livello di voce. La discussione, a volte, prende strane deviazioni e culmina in un breve e intenso dibattito sulle quote rosa. Piano piano i toni si alzano, qualcuno comincia a dire che non si può fare a meno di ricordare il passato, anche perché sono passati pochi mesi, non decenni; qualcun altro dice che non si fida e non si potrà mai fidare – ma, allora, cosa ci stiamo a fare qua?!? – qualcun afferma che ha bisogno di elementi obiettivi, se continua così, non ha la possibilità di prendere una decisione equilibrata. Il mio unico e timido intervento è stato stroncato circa in un nanosecondo. E ho anche finito la birra. Dopo alcuni altri interventi, a dir la verità molto simili a quelli precedenti, e considerando che non si è avanzati di un passo verso la mediazione, qualche saggio sicuramente di passaggio propone di interrompere l’incontro e ricominciare il giorno successivo.

Poi, le parole più belle che potessi sentire: ”Non c’è bisogno che venite domani, vi teniamo aggiornati noi”.

Danilo Buonora

N.B. Scritto dalle 3.04 alle 4.24 di una notte settembrina 

pubblicato nel Follemente, il giornale ufficiale dell'Associazione Studentesca Analysis, nel numero 3, anno IX, di ottobre 2013.
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